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martedì 2 giugno 2020

FERMATE LE VIOLENZE
SI RIAPRE LA FERITA MAI CICATRIZZATA DELLO SCONTRO RAZZIALE
E L'AMERICA VIVE UNA CRISI SENZA PRECEDENTI!

In mezzo a questa pandemia, che si pensava potesse unire gli esseri umani in un afflato di fratellanza, gli Stati Uniti, che sono stati per oltre un secolo la "guida morale" dell'Occidente, ripiombano nel demone del razzismo, la più atroce e inaccettabile espressione della storia.
E' trascorso oltre un secolo e mezzo da quando il Presidente repubblicano Abramo Lincoln, proclamò l'atto di emancipazione che, abolendo la schiavitù, consacrava l'eguaglianza fra esseri umani.
Sono trascorsi oltre 60 anni da quando Rosa Parks si rifiutò di cedere il posto sull'autobus a un bianco, diventando figura simbolo del movimento dei diritti civili.

Sono trascorsi oltre 50 anni da quando il governatore democratico dell'Alabama, George Wallace si presentò davanti all'università del suo stato per impedire l'ingresso di due studenti afroamericani.
Oltre mezzo secolo è passato dall'assassinio del Premio Nobel Martin Luther King.

Si pensava che questa America fosse solo un fosco ricordo, invece le immagini di oggi sembrano riportarci a quelle in bianco e nero degli anni 60, dei ghetti e della segregazione.
Trump appare incapace di svolgere l'alto ruolo di unità e concordia nazionale a cui è chiamato un Presidente. Le sue mitragliate di Twitter dividono e non uniscono. Altrettanto ambigui appaiono i democratici, su cui pesa l'eredità di Obama che non ha saputo sanare in otto anni di mandato, le contraddizioni della società americana, dando per scontato quello che non era.

Non si ferma la protesta che infiamma oramai tutti gli Stati Uniti a una settimana dall'uccisione dell'afroamericano George Floyd, durante un brutale fermo della polizia, mentre Trump sollecita i suoi uomini a non mostrarsi deboli, ad arrestare i manifestanti.

L'America in fiamme e l'America che cerca il dialogo: le due facce della medaglia.

Nelle tremende scene di queste ore assume un significato profondo il gesto del capo della polizia di Minneapolis che si è recato sul luogo dove è stato ucciso George Floyd, per rendergli omaggio togliendosi il cappello in segno di rispetto per la vittima. Un ufficiale della guardia nazionale dice, offrendo la mano ai dimostranti, "si può cominciare a cambiare", poi chiede ai suoi militari: "in ginocchio!" in segno di rispetto.

Il fratello di George Floyd a Minneapolis: FERMATE LE VIOLENZE!


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