Pagine

LA STORIA DI SOPHIE: ELISABETTA E UGO

    PENNE VOLANTI      
Avere una penna in mano e scrivere non è proprio semplicissimo. Creare storie e mondi, entrare in una realtà diversa da quella presente, è un dono, una caratteristica innata. E poi ci vuole studio di tecniche ed esercizio per imparare a narrare, oltre a una passione sfrenata per la lettura. Non tutti riescono a creare e questo vale in ogni forma d'arte. Avere dentro di sé una forza che ti spinge a mettere insieme parole, una dopo l'altra, si chiama predisposizione. A me piace definirlo "richiamo" alla scrittura ed è ciò che fa "volare" una penna su un foglio bianco: questo è lo spazio delle giovani penne volanti... che ti portano lontano!
Continua a leggere nella rubrica: SCRITTORI SI NASCE O SI DIVENTA?

......................................................................................................................

La storia di Sophie  -   ELISABETTA E UGO      -     Capitolo 1

Elisabetta camminava infreddolita da un vento autunnale che le muoveva i capelli castani acconciati in morbidi boccoli, pronta per una delle cose che aveva sempre desiderato: un colloquio di lavoro. Era stanca di essere un peso per la sorella, ormai l'unica persona rimasta nella sua famiglia, che tirava avanti con il poco che guadagnava facendo da cameriera in un piccolo bar di periferia.  
Elisabetta detestava il posto di lavoro della sorella: ogni volta che ne varcava la soglia un odore di birra e vino si intrometteva nelle sue narici e non l'abbandonava finché non entrava in cucina, dove la cuoca era solita preparare per lei due biscotti caldi e friabili che si scioglievano sulla lingua regalando al suo palato un inebriante gusto dolce. Ma non bastava per eliminare tutta la rabbia che provava verso quel luogo: per colpa della tavola di ferro, ancora ammaccata, aveva perso la vita Ugo, suo marito, nonché capo di una prestigiosa azienda di moda.
Elisabetta l'aveva conosciuto ad una sfilata dove si erano incontrati sul balcone dell'altissimo grattacielo che ospitava l'evento. Per lui era stato un colpo di fulmine e per lei tutto il contrario, poiché la prima impressione (che reputava da sempre la più giusta) era stata di un uomo vanitoso ed egocentrico che pensava alla vita come un gioco, uno scherzo nel quale far soffrire gli altri senza mai conoscere il vero dolore provocato dalle sue azioni.
Però a quei tempi tutto era diverso: Ugo aveva appena avuto il suo primo vero gruzzolo di monete sfavillanti e aveva l'abitudine di prendere in giro e criticare i colleghi sentendosi superiore solamente perché possedeva qualche spicciolo in più; Ugo non aveva mai provato il sentimento di un'amicizia vera o di qualcosa che non fosse materiale. Fin da piccolo era stato abituato a ottenere tutto ciò che voleva tranne una carezza dai genitori, troppo occupati ad elogiare suo cugino Luca per essere il figlio che avevano sempre desiderato e lasciando così solo il piccolo Ugo con tutti i giochi che ogni bambino avrebbe sognato.
Ma con Elisabetta... Con lei era cambiato tutto: nonostante la durezza con cui lei lo trattava i primi tempi, lui non aveva mai abbandonato il desiderio di unire le proprie labbra con le sue, ogni volta che si incontravano le portava sempre un regalo diverso e all'inizio non riusciva a comprendere perché con un mazzo di 164 rose rosse non aveva cambiato la sua opinione riguardo a lui, ma in fondo come poteva veramente capirlo? Non aveva mai sperimentato l'amore ma sentiva che quella nottata sul balcone aveva scritto nel suo vocabolario quella parola a lui sconosciuta.
Ma i mesi passarono. Velocemente Elisabetta, convinta soprattutto dalla sorella, riuscì ad affezionarsi a Ugo e, dopo 3 anni di fidanzamento, fece il passo più grande. Sopra il balcone dove si erano conosciuti, la mattina del 6 Maggio, si misero insieme ufficialmente.


Capitolo 2
Inutile dire che la vita era cambiata per entrambi; Elisabetta passava la mattina passeggiando per la città e lasciando vagare la mente tra gli enormi parchi che regnavano sovrani a Gimsy, la città dove si era trasferita dopo il matrimonio con Ugo: adorava inventare una vita per le persone che incontrava distrattamente come, per esempio, la ragazza bionda e in carne che era passata vicino alla fontana, molto probabilmente una scrittrice, o il ragazzo biondo che aveva quello sguardo mesto, reduce probabilmente da una delusione d'amore. Le piaceva “inventare le vite” dei passanti che vedeva, non sapeva il perché: era semplicemente la sua maniera per rilassare la mente.
Ma il momento più felice della giornata era il pomeriggio tardi quando tornava a casa e trovava Ugo seduto nel suo studio a fissare lo schermo del suo portatile; appena entrava Elisabetta, Ugo lasciava qualsiasi lavoro in sospeso e la baciava. Il suo desiderio più grande era stato esaudito con la donna che amava di più. La sera la passavano insieme rannicchiati nell'enorme divano del loro appartamento a Gimsy, casa di Ugo.
Così passarono tranquillissimi e magnifici anni insieme e, anche se ogni giorno era uguale al precedente, la loro monotonia non li stancava mai perché entrambi avevano il loro sogno davanti agli occhi.
Ma la felicità non dura mai troppo a lungo e, durante una visita al bar della sorella di Elisabetta, Ugo la lasciò sola, portando con sé anche la meravigliosa vita che aveva trascorso in quegli undici anni. Da quel giorno la sfortuna non ebbe mai più una fine per Elisabetta. I colleghi di Ugo, accecati dalla gelosia, pretesero la restituzione della casa a Gimsy che aveva ospitato i ricordi più belli della vita di lei e così fu costretta a a lasciare il caro luogo per tornare dalla sorella.
I primi mesi dopo la morte di Ugo non furono facili, Elisabetta non riusciva più a immaginare vite felici senza il marito al suo fianco, non riusciva più a pensare al proprio futuro felice anche se non era la prima volta che affrontava un lutto. Insomma, aveva già superato quello dei suoi genitori, sapeva come il dolore abbracciava il cuore e non lasciava posto a qualunque altro sentimento ma in quella situazione era stato diverso: aveva una persona accanto a lei con lo stesso lutto che l'aveva aiutata e che le era sempre stata accanto mentre piangevano insieme, accovacciate sotto la finestra, incapaci di guardarne oltre il loro futuro: la sorella. Lei era sempre stata più forte e matura di Elisabetta ma adesso non poteva capire, non poteva aiutarla né fare qualcosa.
Poteva solamente vantarsi di quanto fosse cosciente della grave perdita di Elisabetta e consigliarle continuamente di impegnarsi a superare la cosa davanti al pasto riscaldato che riusciva a permettersi.
Elisabetta però non sapeva dove andare, continuava a starsene lì a piangere, sommersa dalle tante foto che lei e suo marito si erano scattati in ogni loro viaggio, sommersa dai ricordi che le giungevano alla mente, lì a piangere il tempo che aveva trascorso con Ugo e che non aveva apprezzato veramente finché non lo aveva perso.
Ma questo era il significato della sua vita. Arrivare sempre in ritardo. Sempre. Accorgersi solo dopo l'addio dei genitori quanto fossero fondamentali, come solo dopo l'uccisione di Ugo aveva compreso tutto il sentimento che lui provava per lei e che lei ricambiava.
Ma ora era arrivato il momento di cambiare: erano passati sei mesi da quando il segretario di Ugo, nonché suo migliore amico, aveva fatto unire con uno spintone il tavolo di ferro nuovo contro il cranio del suo capo, rovinando così, oltre alla vita della moglie di Ugo, anche il nome dell'azienda che era passata in rovina da quando l'aveva presa in mano il fratello della vittima.
Ma, dopo quei lunghissimi sei mesi, Elisabetta non aveva ancora capito perché il migliore amico di Ugo l'aveva ucciso. Per prendere in mano l'azienda? Impossibile; sapeva benissimo che Ugo aveva firmato un contratto con il cugino, in fondo era stato proprio il segretario a proporlo e a organizzarlo. Forse lo aveva fatto per gelosia? Impossibile anche questa ipotesi, erano migliori amici e ripetevano sempre che la loro amicizia era la migliore e nessuno dei due provava rancore verso il successo dell'altro.


di Sofia (studentessa di 13 anni)
   

Nessun commento:

Posta un commento